Scenari da incubo. È quanto emerge dagli ultimi sondaggi – in ordine cronologico – statunitensi di Abc/Wp che danno in vantaggio Donald Trump su Hillary Clinton, di poco (46% contro 44%). Il prossimo presidente degli Stati Uniti potrebbe, quindi, essere il magnate milionario che in questi mesi ha sconvolto – a suon di battute al vetriolo – la campagna per la corsa alla leadership repubblicana. Il voto americano potrebbe rappresentare la voglia di cambiare dei cittadini statunitensi, stufi di vecchie leadership e pronti a un grande “salto nel buio”. Si perché al di là delle dichiarazioni di circostanza in questi mesi si è assistito a uno scontro verbale senza regole che ha coinvolto i candidati dei due partiti nel corso delle primarie. Dicevamo come all’inizio dell’anno in pochi, in seno al partito repubblicano, amassero le “sparate” mediatiche di Trump – questione confini, guerra economica alla Cina, via gli immigrati, etc. – mentre adesso tutto pare essersi rovesciato. A una Clinton sempre più debole nel suo partito corrisponde, oggi, un Trump giubilato anche dal vertice del Grand Old Party. Sei elettori su dieci hanno comunque – secondo i sondaggi – un’opinione negativa dei due candidati, una proporzione mai registrata sin d’ora. Hillary rappresenta il potere che strato dopo strato ha portato gli Stati Uniti nel nuovo secolo, Trump l’antipotere è, a questo punto, può vincere perché ha fiutato – come uno squalo con una preda ferita – la burrasca politica in arrivo, la voglia di cambiare del popolo americano e di non aggiungere un altro strato di insopportabile vecchia politica. In democrazia il voto “contro” è perfettamente legittimo e valido quanto un voto “per” e quello che scandalizza un elettore, mobilita un altro. Allacciate le cinture di sicurezza, si prevedono turbolenze in direzione Washington.
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