Manlio Sgalambro e Ida Magli cercatori del dubbio oltre ogni razionale verità

Il razionale del moderno vorrebbe contrapporsi alla memoria del mito. Restiamo viaggiatori e cercatori del dubbio...Una pagina esistenziale ricca di simboli e di archetipi che danno voce alla decadenza nella quale ci troviamo a vivere...

Pierfranco Bruni

La filosofia e l’antropologia sono sistemi di una “logica” in cui il pensiero si dovrebbe confrontare con una dimensione dell’essere e del fare. Tra l’una e l’altra ci sono i modelli culturali e soprattutto le civiltà e quindi gli uomini. La filosofia è un pensare dunque. L’antropologia è un antropos.
Non si possono scindere le due manifestiani. Due esempi in un tempo contemporaneo. Manlio Sgalambro. Il filosofo delle macerie e del mondo pessimo intorno al quale le rovine delle civiltà vivono il tragico. Ida Magli. La filosofia antropologa che trova negli dei l’affermazione di una identità e nella morte degli dei la crisi.
In mezzo potrebbero esserci le culture dell’Europa che si tramandano e scivolano nelle voragini della modernità. Entrambi però sono degli attraversatori della perdita della tradizione e della voragine terribile del moderno. Il punto resta il razionale, l’Illuminismo, la ragione. Entrambi infatti discutono, se pur cin funzioni e formazioni diverse su questi elementi.
Ida Magli: “Con l’Illuminismo l’uomo pone ormai domande che non hanno sicurezza di risposta: la ricerca diventa la condizione stessa dell’essere uomo”. La Magli è molto chiara e precisa in questo ambito. La sua antimodernità crea l’attrazione proprio legando filosofia e antropologia.
Sgalambro si muove sulla base di una tesi filosofica che giunge a legare la solitudine misantropica al tragico dell’uomo sulla base dell’idea: “L’Idea è raggiungibile solo in uno stato di misantropia. Il misantropo non vede più l’uomo, la cui carne detesta, ma l’Idea dell’uomo”.
L’idea dell’uomo o l’uomo come idea? Ma sia nella Magli che in Sgalambro il problema di pone appunto sulla crisi del tempo anti ragione. Se Sgalambro antepone il tragico Ida Magli propone di ritornare alle radici.
La perdita dell’umanità nella civiltà post ottocento è la rottura tra uomo e vita. C’è un comune denominatore che è quello della grecità nella quale convive il misantropo georgiano e l’uomo religioso.
Un percorso che vorrebbe contrapporre al razionale del moderno la memoria del mito. Una pagina ricca di simboli e di archetipi che danno voce alla decadenza nella quale ci troviamo a vivere. Qui siamo fuori da ogni stabilizzazione e restiamo viaggiatori e cercatori del dubbio. In fondo restiamo cercatori del dubbio tra Manlio Sgalambro e Ida Magli e oltre ogni razionale verità.

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Pierfranco Bruni è nato in Calabria.
Archeologo direttore del Ministero Beni Culturali, presidente del Centro Studi “Grisi” e già componente della Commissione UNESCO per la diffusione della cultura italiana all’estero.
Nel 2024 Ospite d’onore per l’Italia per la poesia alla Fiera Internazionale di Francoforte e Rappresentante della cultura italiana alla Fiera del libro di Tunisi.
Per il Ministero della Cultura è attualmente:

• presidente Commissione Capitale italiana città del Libro 2024;

• presidente Comitato Nazionale Celebrazioni centenario Manlio Sgalambro;

• segretario unico comunicazione del Comitato Nazionale Celebrazioni Eleonora Duse.
È inoltre presidente nazionale del progetto “Undulna Eleonora Duse”, presidente e coordinatore scientifico del progetto “Giacomo Casanova 300”.

Ha pubblicato libri di poesia, racconti e romanzi. Si è occupato di letteratura del Novecento con libri su Pavese, Pirandello, Alvaro, Grisi, D’Annunzio, Carlo Levi, Quasimodo, Ungaretti, Cardarelli, Gatto, Penna, Vittorini e la linea narrativa e poetica novecentesca che tratteggia le eredità omeriche e le dimensioni del sacro.
Ha scritto saggi sulle problematiche relative alla cultura poetica della Magna Grecia e, tra l’altro, un libro su Fabrizio De André e il Mediterraneo (“Il cantico del sognatore mediterraneo”, giunto alla terza edizione), nel quale campeggia un percorso sulle matrici letterarie dei cantautori italiani, ovvero sul rapporto tra linguaggio poetico e musica. Un tema che costituisce un modello di ricerca sul quale Bruni lavora da molti anni.

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